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Acropoli o Civita di Alatri

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Acropoli o Civita di Alatri

Notizie Storiche

L’Acropoli o Civita di Alatri è un’opera ciclopica di fama internazionale, è considerata l’espressione più alta, tuttora esistente tra i paesi bagnati dal Mediterraneo, della volontà di potere e insieme di difesa degli Hetei-Pelasgi. Trattasi di un antico e misterioso popolo di stirpe armenoide; con l’intensificarsi degli scavi in Asia Minore si è sempre più portati a confermare che ad essi è legata questa civiltà occidentale, donando notevoli elementi di verità alla più diffusa tradizione che fa dei Pelasgi un popolo giunto per mare dalle lontane terre orientali, in tempi assai remoti, ancor prima della nascita di Roma.

Sorprende il fatto che quest’immane costruzione trapezoidale sia stata realizzata solo con mezzi umani, sia per quanto riguarda l’erezione, che il trasporto del materiale, costituito da enormi massi irregolari di pietra calcarea, sovrapposti perfettamente gli uni sugli altri, senza l’ausilio di sostanze cementizie. L’acropoli è orientata secondo l’asse maggiore in senso est-ovest, comprendente un’area di circa 19.060 mq e con un’elevazione massima di 17 m,

Il tracciato di Via Gregoriana, realizzato nel 1843 in occasione della visita in Alatri del Pontefice-archeologo Gregorio XVI, che cinge per oltre mezzo chilometro l’intero circuito delle mura dell’acropoli, costituisce ancora oggi il principale itinerario per chi voglia fare una vera conoscenza con questo vetusto monumento, prima di godere appieno dell’immenso panorama che si apre sulla sommità della rocca.

Sul tratto Nord-Ovest della cinta muraria, in una suggestiva cornice di pietra, si apre solitaria la piccola Porta Minore dell’Acropoli. Essa è costituita da cinque enormi massi che, nell’arcaica semplicità della loro disposizione, enunciano già il tema costruttivo essenziale di tutta questa architettura, tipicamente basata sulla struttura ad architrave. Sul più grande di essi, che funge appunto da architrave, in cui è ancora possibile riscontrare il battente di chiusura dell’imposta, sono effigiate a rilievo con rude potenza tre figure falliche affrontate, precedute sulla sinistra da una misteriosa iscrizione, ad oggi del tutto indecifrata. La presenza di questo bassorilievo che è stato oggetto in passato di lunghe e contrastanti discussioni da parte degli studiosi, sembra confermare la veridicità del culto “ithiphallico” proprio dei Pelasgi, i quali riconoscevano in questi simboli un’espressione di vitalità e di forza benefica. Ponendo l’occhio nel vano della porta si scorge il lungo corridoio in salita che conduce alla rocca, delimitato lateralmente da due ordini di mura in opera poligonale, su cui si imposta un’originale copertura realizzata con monoliti in progressivo aggetto, con una disposizione riscontrabile solo all’ingresso della gigantesca piramide di Menfi in Egitto.

Proseguendo verso Ovest, lungo la Via Gregoriana, il lungo nastro di pietra produce l’effetto di un gigantesco mosaico, lavorato con estrema perizia e ricoperto da un velo grigiastro o leggermente rosato, a seconda delle condizioni di luce. I Pelasgi conoscevano perfettamente le caratteristiche di tali pietre; ecco perché è stato loro possibile scalpellare e lavorare una enorme quantità di materiale, in origine assai delicato, ma che, col decorso degli anni e a contatto con l’anidride carbonica, si sarebbe rivelato assai forte e resistente a qualsiasi attacco.

Percorso il lato occidentale e gran parte di quello meridionale dell’acropoli, si arriva ad ammirare, inseriti direttamente nelle mura, tre vani quadrangolari di diverse proporzioni ma di eguale profondità, destinati un tempo ad accogliere i simulacri degli Dèi tutelari della città. A brevissima distanza nel punto più spettacolare dell’intero circuito, appare in tutta la sua silenziosa bellezza la Porta Maggiore dell’Acropoli. Qui gli architetti Pelasgi dimostrarono di aver saputo conciliare la funzionalità di una poderosa struttura difensiva con la ricercata eleganza della facciata di un palazzo. La solennità e vastità dell’impianto, la potente scansione dei ritmi spaziali, l’espressione delle forme architettoniche, dichiarano il preciso intento di tradurre su un metro già lungamente sperimentato, gli originali temi dell’antica architettura della madrepatria. La semplicità dei pochi elementi architettonici, dal grandioso architrave alle solide imposte, all’austero corridoio interno, tutto sta ad indicare non un’opera della decadenza, ma una buona tradizione strutturale e formale di indiscutibile gusto, in un complesso di carattere prevalentemente fortilizio.

L’incontro con lo spigolo del “Pizzale”, massima elevazione delle mura, scandito da quindici blocchi intenti a rastremarsi sempre più verso la sommità, conferisce a tutto l’itinerario un ineffabile senso di vertigine, non tanto per la sua smisurata imponenza, quanto per quell’indecifrabile scultura che ne caratterizza verso sud la pietra angolare di base. Gli storici ravvisano in questo bassorilievo la figurazione di un globo celeste alato, forse scolpito in riverente ossequi al Sole, Dio supremo del diritto e della giustizia e origine di ogni divinità, che precisamente da questo lato, ogni mattina inizia con le sue ali il proprio percorso giornaliero, osservando da imparziale altezza le gesta degli uomini.

Procedendo ancora lungo la Via Gregoriana, dopo aver superato lo spigolo nord-est visibilmente rafforzato da una doppia linea difensiva e volgendo poco dopo bruscamente a sinistra, si arriva all’ingresso dell’ampio piazzale dell’Acropoli, sorvegliato incessantemente da un’arcaico leone in pietra pervaso da un’inquieta e incontenibile vitalità. Arrivati fin quassù e scrutato attentamente il paesaggio è facile comprendere perché gli antichi costruttori Pelasgi avessero scelto proprio questo luogo come loro dimora, perché costruissero una città tanto grandiosa, tanto difesa, perché si sentissero tanto sicuri. Da questo balcone ventoso, che sorveglia ogni angolo giù in basso sotto lo strapiombo, qualsiasi esercito nemico rappresenta veramente un pugno di formiche da schiacciare in qualsiasi momento.

A questo punto è possibile arrivare nel punto più alto del colle, dove al di sopra dello “ierone” pelasgico – immenso piedistallo sopraelevato adibito un tempo ad antichissimi riti religiosi – di cui ancora è possibile ammirarne parzialmente la maestosità, si erge la Chiesa Cattedrale di San Paolo.

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